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La Volkswagen si prepara a una ristrutturazione senza precedenti, con il CEO Oliver Blume che presenterà un piano radicale al consiglio di sorveglianza il prossimo 9 luglio. Le indiscrezioni trapelate suggeriscono un incremento significativo dei tagli al personale, con stime che parlano di un potenziale ridimensionamento di ben 100.000 posti di lavoro a livello globale, pari al 15% della forza lavoro del Gruppo. Questo cambiamento segna un'accelerazione rispetto ai 50.000 esuberi già previsti entro la fine del 2024.
L'operazione non colpirà solo i lavoratori di linea, ma avrà ripercussioni anche ai livelli dirigenziali, con 5.500 manager a rischio su un totale di circa 20.000. Il piano di riduzione dei costi mira a realizzare un risparmio di 11 miliardi di euro entro il 2030, un obiettivo ambizioso che riflette la necessità di una revisione strutturale nell'affrontare le sfide del mercato automotive.
Non solo il personale, anche le strutture produttive sono sotto esame: quattro grandi fabbriche, tra cui quelle di Hannover, Zwickau, Emden e l'impianto Audi di Neckarsulm, potrebbero essere chiuse. Questi stabilimenti impiegano attualmente circa 40.000 persone e hanno una capacità produttiva di 750.000 veicoli all'anno. Sebbene le chiusure non siano previste prima del 2030, l'incertezza sulle conseguenze per le aree coinvolte è già palpabile.
Parallelamente ai tagli occupazionali, Volkswagen intende semplificare l'offerta di modelli, riducendo il numero complessivo da 150 a meno di 100. Questa decisione mira a diminuire la complessità e a ottimizzare le sinergie tra i diversi marchi del gruppo. Anche gli investimenti subiranno una contrazione del 15% nei prossimi cinque anni, in un tentativo di contenere i costi e migliorare la redditività.
Un aspetto controverso del piano di Blume è la possibile separazione del marchio Volkswagen dalla divisione Componenti, trasformando i due in entità indipendenti. Questa mossa, tuttavia, è vista con sospetto dai sindacati, che temono possa svuotare le tutele previste dalla Legge Volkswagen, garantendo meno sicurezza per i lavoratori.
Dietro questa drammatica trasformazione ci sono numeri preoccupanti: nel 2025 il margine operativo del gruppo è previsto scendere al 3%, evidenziando una stagnazione delle vendite nonostante le 9 milioni di auto vendute annualmente. Un portavoce del gruppo ha dichiarato che il modello di business attuale non è più sostenibile per i marchi, suggerendo la necessità di un cambiamento radicale nella strategia produttiva e commerciale.
La reazione dei sindacati è stata immediata e forte. I rappresentanti dei lavoratori hanno definito i piani di ristrutturazione come "minacce irresponsabili", invitando il consiglio a concentrarsi sulla creazione di prodotti competitivi e sull'innovazione tecnologica, piuttosto che sui tagli. Con l'opposizione del Land della Bassa Sassonia e del sindacato IG Metall, il vertice del 9 luglio si preannuncia come un momento cruciale, dove le tensioni tra dirigenza e rappresentanti dei lavoratori potrebbero esplodere in un acceso confronto.
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